Il progetto del Como si alza di livello
Analisi casi concreti

Il modello Como tra investimenti, Champions League e sostenibilità

  • 12 Giugno, 2026
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Difficile definirla una favola, ma la qualificazione in Champions League del Como si può serenamente inserire tra le imprese più importanti della storia della Serie A. La società lariana ha chiuso la stagione 2025-26 al quarto posto, alle spalle di Inter, Napoli e Roma, meglio di Milan e Juventus che dovranno accontentarsi di un posto in Europa League. Non può definirsi favola perché il progetto comasco è ambizioso e dispendioso, grazie alla presenza della famiglia Hartono che ha investito una quantità di denaro importante per arrivare a raggiungere questo risultato, probabilmente saltando un solo step, quello che dalla salvezza serena raggiunta lo scorso campionato avrebbe dovuto portare ad una qualificazione in Europa, ma non dalla porta principale.

Per il Como infatti si tratta della prima storica qualificazione in Champions League, dove si misurerà con le più importanti squadre d’Europa.

I risultati sportivi del Como con la proprietà Hartono

La famiglia Hartono rileva il Como nell’aprile 2019 con la squadra in Serie D impegnata nella corsa per il ritorno tra i professionisti, obiettivo che viene raggiunto grazie al primo posto conquistato nel Girone B del campionato Dilettanti. Seguiranno due stagioni in Serie C, con un tredicesimo posto e un primo posto (entrambi nel Girone A della terza serie italiana). Quest’ultimo risultato, raggiunto nella stagione 2020-21 vale il ritorno in Serie B a distanza di cinque anni dall’ultima volta.

In cadetteria, il Como conquista due volte la tredicesima posizione e al terzo anno – siamo nella stagione 2023-24 – chiude il campionato al secondo posto, festeggiando il ritorno in Serie A a distanza di più di venti anni dall’ultima volta (con due fallimenti e altrettante ripartenze dalla Serie D).

In Serie A la squadra lariana, guidata da Cesc Fabregas (ufficialmente già allenatore in seconda nella cavalcata della promozione), prima conquista una salvezza tranquilla chiudendo la stagione al decimo posto, poi nell’annata appena conclusa festeggia la qualificazione in Champions League grazie al quarto posto finale in classifica.

  • 2018-19: Serie D, 1° posto Girone B – Promozione in Serie C
  • 2019-20: Serie C, 13° posto Girone A
  • 2020-21: Serie C, 1° posto Girone A – Promozione in Serie B
  • 2021-22: Serie B, 13° posto
  • 2022-23: Serie B, 13° posto
  • 2023-24: Serie B, 2° posto – Promozione in Serie A
  • 2024-25: Serie A, 10° posto
  • 2025-26: Serie A, 4° posto – Qualificazione in Champions League

I bilanci del Como: ricavi e spese dal 2019 al 2025

Possiamo dire senza mezzi termini che la famiglia Hartono non ha badato a spese in questi anni, con l’obiettivo – dichiarato da sempre – di rendere il Como una società autosufficiente. Come sottolineato ad inizio aprile da Marco Iaria in un suo pezzo su La Gazzetta dello Sport, la proprietà del club lariano ha operato come se la società fosse una start-up (considerando anche i vari investimenti su business collaterali).

Al momento la holding che ha in mano il Como ha versato 390 milioni di euro tra investimenti correlati e aumenti di capitale per ripianare le perdite anno su anno.

Nelle prime due stagioni in Serie C, il Como ha ottenuto ricavi per 2 milioni di euro (un milione all’anno) mentre le spese si sono assestate intorno ai 12 milioni di euro in totale considerando entrambe le annate. La promozione in Serie B ha portato a qualche milione in più in entrata, niente di così clamoroso: 10 milioni di euro l’anno in media. In compenso i costi annuali sono decollati passando dai 15 milioni di euro del primo anno in cadetteria ai circa 52 milioni di euro del terzo anno, quello della promozione in Serie A. La stagione 2024-25 – l’ultima a disposizione (per la stagione 2025-26 bisognerà attendere la chiusura del bilancio) – ha visto aumentare vertiginosamente sia i ricavi che i costi. I ricavi sono arrivati a sfiorare i 50 milioni di euro, grazie soprattutto agli oltre 30 milioni di diritti tv della Serie A, ma i costi hanno toccato quota 118 milioni di euro.

Se consideriamo le perdite cumulative in questi sei esercizi finanziari (due stagioni in Serie C, tre in Serie B e una in Serie A), si sfiorano i 200 milioni di euro.

È chiaro che al momento il progetto Como è totalmente dipendente dalla famiglia Hartono. Se per qualsiasi motivo, oggi, dovessero staccare la spina e chiudere il portafoglio, sarebbe difficile – per non dire impossibile – sopravvivere per la società lariana.

  • Stagione 2019-20 (Serie C) – Ricavi 1 milione; Costi 5 milioni
  • Stagione 2020-21 (Serie C) – Ricavi 1 milione; Costi 7 milioni
  • Stagione 2021-22 (Serie B) – Ricavi 8 milioni; Costi 15 milioni
  • Stagione 2022-23 (Serie B) – Ricavi 12 milioni; Costi 30 milioni
  • Stagione 2023-24 (Serie B) – Ricavi 10 milioni; Costi 52 milioni
  • Stagione 2024-25 (Serie A) – Ricavi 49 milioni; Costi 118 milioni

Il modello Como: non c’è solo il calcio

Come sottolineato in passato sempre da La Gazzetta dello Sport, il modello Como della famiglia Hartono non riguarda esclusivamente il calcio. La scelta di investire in questo club – dopo aver fallito l’assalto al Bari – è legato anche alle caratteristiche della città e alla sua notorietà in tutto il mondo.

Dei 390 milioni di euro investiti dalla holding Sent Entertainment (quella che controlla il club lariano), una parte sono per progetti extra calcistici ma legati alla città di Como. La holding principale, che ha sede nel Regno Unito, è affiancata dalla società Sent Entertainment Italy che gestisce altri affari legati a negozi, academy, digitale e infrastrutture, portando ricavi per circa 13 milioni di euro ma anche costi per 26 milioni (considerando il bilancio chiuso il 30 giugno 2025).

Per dirla in parole povere: il Como è l’asset principale del modello portato avanti dagli Hartono, ma per rendere il club sostenibile economicamente nel medio/lungo termine (ma con la qualificazione in Champions League, i tempi devono stringersi) la proprietà lavora anche su attività collaterali sfruttando la connessione con il Lago e la città.

Tuttavia bisogna sottolineare che il Como non ha debiti finanziari grazie agli azionisti del club che in questi anni hanno versato le somme necessarie per ripianare le perdite.

Quanto ha speso il Como nel mercato in questi anni?

Il Como ha disputato i due campionati di Serie C e il primo di Serie B senza spese sul mercato, a parte i 50mila euro pagati al Renate nella stagione 2021-22 per l’acquisto di Elvis Kabashi. Il secondo anno in Serie B è segnato da tanti acquisti a parametro zero e alcuni in prestito, con un doppio investimento in entrata per Patrick Cutrone (2 milioni) dal Wolverhampton e Lucas Da Cunha (750mila) dal Nizza, quest’ultimo è l’attuale capitano della squadra lariana.

Per la terza stagione in Serie B, la società ha investito poco più di 14 milioni di euro per costruire una squadra da promozione, ottenuta grazie al secondo posto in classifica a fine anno. Nei due anni di Serie A, le cifre spese sul mercato in entrata sono state da top club: 100 milioni il primo anno e 126 milioni di euro nell’annata appena terminata, con un incasso dalle cessioni di circa 20 milioni di euro in totale tra le due stagioni.

  • Stagione 2019-20 (Serie C): saldo 0 milioni
  • Stagione 2020-21 (Serie C): saldo 0 milioni
  • Stagione 2021-22 (Serie B): saldo -50mila
  • Stagione 2022-23 (Serie B): saldo -2,4 milioni
  • Stagione 2023-24 (Serie B): saldo -14,2 milioni
  • Stagione 2024-25 (Serie A): saldo -96 milioni
  • Stagione 2025-26 (Serie A): saldo -110 milioni

Nonostante le cifre importanti investite sul mercato in entrata, la dirigenza del Como solo una volta ha speso più di 20 milioni per un solo acquisto. Si tratta di Jesus Rodriguez, arrivato questa stagione (2025-26) dal Betis per 22,5 milioni di euro. Il podio degli acquisti più pagati dai lariani si completa con Nicolas Kuhn e Martin Baturina, prelevati rispettivamente da Celtic per 19 milioni e Dinamo Zagabria per 18 milioni di euro.

Nella Top 10 degli acquisti record del Como non c’è un solo calciatore oltre i 25 anni d’età (e sono stati tutti acquistati tra l’estate 2024 e gennaio 2026). A dimostrazione del progetto a lungo termine del club.

Il Fair Play Finanziario della UEFA e le differenze con la FIGC

La qualificazione alle coppe europee costringerà il Como a dover rispettare i paletti imposti dalla UEFA tramite il Fair Play Finanziario. In Europa non basta avere una proprietà ricca alle spalle che ripiana ogni debito. Il FPF si basa su tre principi fondamentali:

  • Regola sulla solvibilità
  • Regola sugli utili economici
  • Regola sul costo squadra

La presenza di una proprietà importante permette al Como di non avere debiti scaduti verso club, dipendenti e fisco. Diverso è il discorso per quanto riguarda gli utili a bilancio e il costo squadra.

Per quanto riguarda gli utili economici, la UEFA accetta – per ora – uno sforamento di massimo 60 milioni di euro in tre anni, mentre la regola sul costo squadra prevede che le spese su ingaggi, commissioni e ammortamenti non superino il 70% dei ricavi del club.

Ad oggi il Como è fuori negli ultimi due paletti. Questo non significa che la società rischia l’esclusione dalla Champions League, ma sarà necessario un accordo con la UEFA tramite due possibili percorsi: il Voluntary Agreement e il Settlement Agreement. La differenza tra le due opzioni è facile. Nel primo caso è la società a proporre un accordo, nel secondo caso invece il club patteggia dopo aver ricevuto la segnalazione dalla UEFA sul mancato rispetto delle regole finanziarie. In entrambi i casi si deve trovare un punto di incontro.

Il Voluntary Agreement è stato proposto dal Milan nel 2017 durante l’era Yonghong Li, trovando però la bocciatura da parte della UEFA a causa, principalmente, del debito dell’allora proprietario del club rossonero con il Fondo Elliot. Il Como potrebbe percorrere questa strada, potendo contare su una situazione economica molto più stabile della proprietà indonesiana e un progetto di sostenibilità economica nel lungo termine. In caso di Settlement agreement, invece, sarà la UEFA ad imporre un preciso piano di rientro verso i paletti economici stabiliti dal Fair Play Finanziario tramite degli obiettivi annuali intermedi da rispettare. A seconda dei risultati economici ottenuti, la UEFA può imporre multe, limitazioni nella registrazione di giocatori nella Lista UEFA e anche una eventuale esclusione dalle coppe europee a partire dall’edizione successiva.

In una recente intervista a La Gazzetta dello Sport, il presidente del club lariano Suwarso non è apparso preoccupato su questa situazione:

“Siamo sotto di circa 75 milioni di euro rispetto al tetto UEFA. C’è anche da dire che non esiste un caso studio come il nostro, ossia che un club nel giro di due anni sia riuscito a passare dal ritorno in Serie A dopo vent’anni di assenza alle coppe europee. I ricavi stanno crescendo molto, questo ci fa pensare che in due o tre anni riusciremo a soddisfare i requisiti del Fair Play Finanziario. Per le squadre che si affacciano in Europa per la prima volta, o dopo tanto tempo, è concesso tale margine”.

La differenza con la FIGC? In Italia avere alle spalle una proprietà ricca fa tutta la differenza del mondo. Infatti per le regole finanziarie imposte dalla federazione italiana, basta e avanza un aumento di capitale da parte degli Hartono (in questo caso) per ripianare le perdite e ottenere il via libera all’iscrizione al campionato.

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