Analisi casi concreti

Il calcio femminile in Italia è sostenibile economicamente?

  • 14 Giugno, 2026
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Lo scorso weekend ho avuto il piacere di partecipare allo Sport Summit, evento organizzato da Innoversity Sport e Cagliari Calcio all’Unipol Domus. Il tema del giorno è stato il calcio femminile, con un panel interamente dedicato ai modelli, alle performance e al futuro del movimento.

Tra i relatori oltre a Renato Troffa (psicologo dello sport e CEO di Reach Aut) e Alessandro Pennestri (agente FIFA), c’era anche Massimiliano Canzi, fresco di esperienza biennale come allenatore della Juventus Women (il giorno dell’evento è stato ufficializzato il suo ritorno al Cagliari come direttore del settore giovanile).

Si è parlato del movimento in crescita in Italia ma delle difficoltà importanti sul piano economico e della visibilità. È nata una chiacchierata interessante sull’approccio culturale diverso dentro e fuori dal campo del calcio femminile in Italia, della necessità di costruire un impianto autonomo con la nascita di una Lega indipendente (ora la Serie A Women, per esempio, è sotto controllo della FIGC). Tra i punti analizzati, purtroppo in poco tempo (o comunque meno del necessario) c’è stato anche il fattore economico, con un ruolo ancora troppo centrale dei club maschili e dei contributi governativi/federali che mantengono in piedi tutto il movimento.

Proprio questo sarà il tema dell’approfondimento di oggi. Sei invece vuoi sapere di più su ciò che si è affrontato nel weekend allo Sport Summit, ti lascio il collegamento al mio post su LinkedIn, dove è presente anche un pdf di una decina di pagine sugli spunti principali emersi durante il panel.

La crescita del calcio femminile in Italia

Che il movimento italiano legato al calcio femminile sia in crescita ci sono pochi dubbi. Secondo il Report Serie A Women 2024-25 – pubblicato pochi giorni fa – si evidenzia la presenza di ben 5 milioni di fan e 12 milioni di persone interessate al calcio femminile, creando un’ottima base di 17 milioni di potenziali utenti, con l’obiettivo di aggiungerne altri 10 milioni nei prossimi cinque anni.

La crescita dell’interesse attorno a questo movimento è legato per il 50% alla Nazionale Femminile, e il punto di svolta è arrivato dopo l’ottimo cammino mondiale delle azzurre nella Coppa del Mondo Femminile del 2019.

Dalla stagione 2016-17 alla stagione 2024-25 c’è stato un incremento di calciatrici tesserate del 91%, passando da 24mila e 46mila. Dal 2015 al 2024 c’è stato anche un aumento delle calciatrici praticanti (su base amatoriale, senza tesseramento FIGC) da 100mila a 140mila, mentre nello stesso periodo il calcio maschile ha visto una decrescita da 4,5 milioni di praticanti a 4,1 milioni. La mancata qualificazione alle ultime edizioni del Mondiale potrebbero aver fatto la differenza, oltre ad un calcio italiano sempre meno al centro del panorama europeo.

Situazione economica-finanziaria della Serie A Women

Passiamo quindi al tema principale di questa newsletter: l’ambito economico-finanziario della Serie A Women. I dati si riferiscono alla stagione 2024-25 – i bilanci per la stagione appena terminata non sono ancora stati presentati – e arrivano sempre dal Report Serie A Women 2024-25.

Si noterà che il calcio femminile, almeno per quanto riguarda il professionismo – ma non sono da meno le categorie inferiori -, non ha ancora trovato una propria sostenibilità economica. Il movimento si poggia ancora sul contributo dei club maschili e sul sostegno della federazione.

I ricavi medi delle società di Serie A Women

Il fatturato medio dei club femminili della massima divisione italiana sono in costante aumento, ma le cifre in entrata sono ancora molto distanti dalle aspettative, o semplicemente dal coprire i costi (che vedremo successivamente).

Nell’ultima stagione da dilettanti (quella 2021-22), le società della Serie A Women fatturavano in media circa 738mila euro, di cui la metà tramite gli sponsor diretti e una parte consistente con i sussidi federali e la ridistribuzione commerciale da parte della Divisione Serie A Femminile Professionistica. Con il passaggio al professionismo, i ricavi hanno superato – in media – il milione di euro, ma dal 2022-23 ad 2024-25, l’incremento è stato di appena 100mila euro, in piccola parte dovuto ad un maggiore incasso da plusvalenze e in parte dall’aumento dei contratti di sponsorizzazione.

Ricavi medi club Serie A Women

  • Stagione 2021-22: 738mila euro

    (17mila diritti tv; 166mila sussidi; 78mila ridistribuzione commerciale; 314mila sponsor; 0 euro plusvalenze; 3mila matchday, 142mila premi UEFA e 19mila altro)
  • Stagione 2022-23: 1,041 milioni di euro

    (31mila diritti tv; 188mila sussidi; 92mila ridistribuzione commerciale; 427mila sponsor; 18mila plusvalenze; 15mila matchday, 241mila premi UEFA e 29mila altro)
  • Stagione 2023-24: 1,089 milioni di euro

    (53mila diritti tv; 336mila sussidi; 118mila ridistribuzione commerciale; 376mila sponsor; 32mila plusvalenze; 20mila matchday, 82mila premi UEFA e 70mila altro)
  • Stagione 2024-25: 1,176 milioni di euro

    (26mila diritti tv; 227mila sussidi; 110mila ridistribuzione commerciale; 491mila sponsor; 77mila plusvalenze; 24mila matchday, 159mila premi UEFA e 61mila altro)

Il dato relativo ai Premi UEFA è, naturalmente, legato alle società che hanno partecipato alla Women’s Champions League.

Nelle tre stagioni da campionato professionistico, sono aumentati annualmente tutte le voci ad eccezione dei diritti tv, passati dai 31mila euro della stagione 2022-23 ai 26mila euro della stagione 2024-25, con il picco dei 51mila euro nell’anno intermedio. Proprio l’aspetto televisivo è stato uno dei punti più trattati nello Sport Summit, con i tre relatori concordi a sottolineare la mancanza di visibilità. Al momento i diritti tv di tutte le partite di campionato sono in mano a DAZN, con una partita a giornata in co-esclusiva con RAI SPORT con un incasso totale (le cifre sono riferite ufficialmente alla stagione 2023-24, riportate da Calcio e Finanza) di poco più di 1,3 milioni di euro: poco più di un milione da DAZN e 300mila euro dalla RAI.

Resta la perplessità sulla visibilità garantita da DAZN, considerando anche il guadagno limitato, che vale in media meno di 30mila euro l’anno nel fatturato dei club di Serie A Women.

I costi medi delle società di Serie A Women

Esattamente come i ricavi, anche i costi sono in continuo aumento e il passaggio al professionismo ha fatto impennare le voci di spesa delle società della massima divisione italiana di calcio femminile, rendendo – di fatto – non ancora sostenibile il movimento.

Dall’ultima stagione tra i dilettanti (2021-22) all’ultima stagione presa in esame (2024-25) i costi medi delle società di Serie A Women sono letteralmente raddoppiati passando dai 2,8 milioni di euro di spese dal calcio dilettantismo ai 5,1 milioni di euro dell’ultimo bilancio. L’incremento più importante è avvenuto, come è logico che sia, nell’anno del passaggio dal dilettantismo al professionismo, con un costo medio aumentato di 1,2 milioni di euro nel giro di dodici mesi.

Costi medi club Serie A Women

  • Stagione 2021-22: 2,867 milioni euro

    (1,562 milioni costo del personale; 498mila costo da gestione attività sportiva; 807mila altre voci di costi)
  • Stagione 2022-23: 4,020 milioni di euro

    (2,590 milioni costo del personale; 656mila costo da gestione attività sportiva; 774mila altre voci di costi)
  • Stagione 2023-24: 4,420 milioni di euro

    (2,872 milioni costo del personale; 719mila costo da gestione attività sportiva; 829mila altre voci di costi)
  • Stagione 2024-25: 5,125 milioni di euro

    (3,491 milioni costo del personale; 652mila costo da gestione attività sportiva; 982mila altre voci di costi)

Il costo del personale oltre ad essere la voce più alta e la spesa che da sola supera il fatturato, anche nell’ultimo anno di dilettantismo. Nella stagione 2021-22 il solo costo del personale infatti è stato doppio rispetto al fatturato e la situazione è peggiorata nell’ultima stagione presa come riferimento (2024-25) con il costo personale quasi tre volte più alto del fatturato medio annuale.

Ciò conferma che, ad oggi, il calcio femminile in Italia non è sostenibile economicamente e viene portato avanti grazie alla presenza dei club maschili e ai sussidi federali. È necessario trovare quanto prima una soluzione per aumentare i ricavi e/o abbattere le spese.

Riepilogo risultati di esercizio della Serie A Women

Nella stagione 2021-22 (ricordo, l’ultima nel dilettantismo) la perdita media tra i club della Serie A Women è stata di 2,1 milioni di euro (con una perdita minima di 1,3 milioni e una perdita massima di 4,4 milioni).

Nella prima stagione nel professionismo, quella 2022-23, la perdita media è stata di 3 milioni di euro (con un variazione tra un guadagno di 600mila euro e una perdita di 6,5 milioni di euro).

La stagione 2023-24 invece ha portato ad una perdita media di 3,3 milioni di euro (con un intervallo dai 200mila euro di guadagna ad una perdita di 6,8 milioni).

Infine la stagione 2024-25 la perdita media è stata di 3,9 milioni di euro (con una perdita minima di 1,6 milioni e una massima di 6,8 milioni di euro).

  • Stagione 2021-22: -2,1 milioni di €

    (Valore Minimo: -1,3 milioni; Valore Massimo: -4,4 milioni)
  • Stagione 2022-23: -3 milioni di €

    (Valore Minimo: +0,6 milioni; Valore Massimo: -6,8 milioni)
  • Stagione 2023-24: -3,3 milioni di €

    (Valore Minimo: +0,2 milioni; Valore Massimo: -6,8 milioni)
  • Stagione 2024-25: – 3,9 milioni di €

    (Valore Minimo: -1,6 milioni; Valore Massimo: -6,8 milioni)

Altre informazioni su ticketing e sponsor

Può essere utile conoscere anche qualcosa in più sui guadagni legati al matchday e agli sponsor. Nella stagione 2024-25 c’è stato un incremento medio di ricavi legati alla biglietteria, questo è dovuto al cambio di strategia nel giorno della partita.

Ticketing

Nell’annata 2024-25 sette club su dieci hanno optato per l’aumento di ricavi tramite la biglietteria a pagamento (nella stagione precedente erano cinque club su dieci). Solamente Inter Femminile, Napoli Women e Sampdoria Femminile (poi retrocessa) hanno scelto la strada dell’ingresso gratuito per attrarre pubblico e aumentare l’interesse nei confronti del movimento; al contrario Milan Femminile, Roma Femminile, Fiorentina Femminile, Sassuolo Femminile, Como Women, Juventus Femminile e Lazio Femminile – queste ultime due si sono aggiunte rispetto all’annata precedente – hanno scelto la via dell’ingresso a pagamento.

Il costo medio di un biglietto è stato di 8,4 euro, ma alcuni in alcuni big match si sono toccati i 50 euro per un posto in zona hospitality.

Sponsorship

La categoria merceologica degli sponsor delle società della Serie A Women (con riferimento alla stagione 2024-25) che porta maggior valore economico è quella dell’abbigliamento e moda. Completano il podio automotive e finanza (banche, assicurazioni). Le tre categorie portano oltre il 60% del valore totale dei contratti stipulati dalle società. C’è da sottolineare che la categoria abbigliamento e moda (che tocca il 43%, da solo) è condizionata dal valore degli sponsor tecnici.

  • Abbigliamento e moda: 43%
  • Automotive: 12%
  • Finanza (banche, assicurazioni): 7%
  • Telecomunicazioni: 5%
  • Salute: 4%
  • Alimentare: 4%
  • Media: 4%
  • Servizi e consulenze: 3%
  • Tecnologia e elettronica: 3%
  • Energia: 2%
  • Trasporti: 2%
  • Turismo e ospitalità: 2%
  • Altro: 7%

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